Specie invasive e l’impatto a lungo termine.

La ricostruzione di 600 anni di dinamiche dell’ecosistema di un’isola sub-antartica rivela l’estensione dell’impatto dell’introduzione del coniglio europeo sulle comunità vegetali locali. Oltre a determinare il declino di molte piante endemiche, infatti, la diffusione dei conigli ha provocato una completa modificazione delle comunità batteriche che vivono nel suolo, il cui tasso di erosione, inoltre, è bruscamente aumentato.

Quali sono le possibili conseguenze a lungo termine delle invasioni di specie aliene? Dopo l’invasione, di quanto tempo hanno bisogno gli ecosistemi per raggiungere un nuovo equilibrio?

Saper rispondere a queste domande è importante perché in alcuni casi il pieno impatto non avviene subito dopo l’arrivo delle specie aliene nei nuovi ecosistemi, ma solo dopo una fase di latenza, durante la quale le specie invasive hanno popolazioni limitate e sono difficili da rilevare.

Le specie aliene invasive sono un importante fattore di perdita di biodiversità, con un impatto significativo sul funzionamento degli ecosistemi. Gli impatti sono spesso particolarmente evidenti nelle piccole isole, dove le invasioni hanno determinato estinzioni multiple e modificazioni complete dei modelli biogeografici.

La diffusione e gli impatti delle specie invasive possono essere estremamente rapidi. Per esempio, i rospi americani di canna (Rhinella marina) hanno invaso quasi il 20 per cento dell’Australia in meno di 80 anni e hanno causato il declino di numerose specie di predatori nativi, con effetti a cascata su tutta la rete alimentare. Un altro caso esemplare è quello del coniglio europeo, introdotto in oltre 800 isole in tutto il mondo, con pesanti impatti sulle comunità native, come lo sfruttamento eccessivo dei pascoli, il degrado del paesaggio e il declino di numerose piante native.

Gentile Francesco Ficetola dell’Université Grenoble Alpes-CNRS, in Francia, e colleghi di altri istituti francesi e norvegesi, hanno affrontato la questione in uno studio descritto su “Science Advances” combinando l’analisi del DNA ambientale estratto da carote di sedimento lacustre, funghi e analisi sedimentologiche per ricostruire 600 anni di dinamiche dell’ecosistema di un’isola sub-antartica, alla ricerca di una traccia dell’impatto dei conigli. Nelle isole Kerguelen, un remoto arcipelago sub-antartico dell’Oceano Indiano meridionale, appartenente attualmente alla Francia, i conigli furono introdotti nel 1864. Recenti analisi hanno indicato che l’eccessivo sfruttamento dei pascoli da parte dei conigli sta causando il declino di molte piante endemiche e una completa modificazione delle comunità batteriche che vivono nel suolo. 

Come nella maggior parte degli arcipelaghi, anche in questo caso le informazioni a lungo termine su come i paesaggi sono effettivamente cambiati dopo l’introduzione dei conigli sono limitate. 

L’analisi dei campioni hanno rivelato che le comunità vegetali rimasero stabili dal 1400 d.C. fino agli anni quaranta del novecento, quando il DNA dei conigli invasivi inizia a essere presente nei sedimenti, in corrispondenza di bruschi cambiamenti delle comunità vegetali, con un continuo declino di una specie vegetale dominante Azorella selago. Inoltre, il tasso di erosione è bruscamente aumentato con la diffusione dei conigli stessi. 

Gli autori hanno scoperto che i cambiamenti si sono verificati per lo più dopo il 1970, il che suggerisce che le specie invasive possono avere un’influenza notevole, in alcuni casi addirittura più dei cambiamenti climatici.

Tags
Leggi

Articoli correlati

2 commenti

  1. Sempre più spesso mi trovo o trovo traccie di cinghiali nel mio giardino. Cosa mai successa fino a 5 6 anni fa.
    Oltre ad essere dannoso per le nostre culture è pericoloso per noi, non oso immaginare cosa potrebbe succedere a mia nipote di 3 anni se si trovasse nelle vicinanze di questi grossi selvatici!
    Sono contrario alla caccia ma se non ci fosse nessuna alternativa per la nostra sicurezza…

  2. è inevitabile, i cambiamenti climatici, l’immensa ingordigia dell’uomo obbliga tutti gli animali a spingersi sempre più vicino a noi e i centri abitati!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close