Quando il cane teme l’uomo…

Scopriamo perché il cane teme l'uomo e come aiutarlo

La paura degli esseri umani è uno dei problemi comportamentali più diffusi tra i cani, nonostante millenni di domesticazione. Esaminiamo cause, sintomi e metodi di prevenzione per aiutarli a vivere bene nel nostro mondo.

Sebbene sia considerato l’essere sociale per eccellenza, il cane può presentare evidenti reazioni di paura dinanzi a soggetti sconosciuti della specie umana e non si tratta di eventi rari, purtroppo. A differenza del rapporto con i proprietari, e con gli amici di questi ultimi, gli incontri con perfetti sconosciuti possono causare risposte alquanto controverse, come tentare la fuga, abbaiare furiosamente, immobilizzarsi in attesa di un allontanamento della “minaccia” o guardare altrove per evitare qualsiasi incrocio di sguardi. Una situazione preoccupante, soprattutto in una società come quella attuale, dove è difficile vivere in “splendido isolamento”. Oltre ai problemi di socialità che questo timore crea, non dovremmo trascurare il malessere provato dal cane, poiché lo stato di paura determina significative alterazioni emozionali, neurovegetative e organiche.

Inizialmente, queste potranno essere di ridotta intensità ma tenderanno a incrementarsi con il passare del tempo, fino a divenire tanto evidenti quanto di difficile gestione. Ecco perché è importante comprendere le ragioni di tali reazioni, allo scopo di prevenirle e, se necessario, di trattarle nei modi dovuti. Senza dimenticare che dovremo essere proprio noi a trasformarci in ancòra e sostegno per il nostro cane, facendogli capire che non ha ragione di avere paura.

Dalla terza settimana di vita i cuccioli iniziano a memorizzare le loro esperienze. Più ne faranno e minore sarà la possibilità che sviluppino paure.

La principale causa di risposte di paura dei cani nei confronti della specie umana si ritrova nel ridotto tasso di esperienza con il “soggetto uomo” durante l’infanzia. A partire dalla terza settimana di vita, complice l’avvenuto sviluppo dei sensi, il cucciolo inizia a scoprire il mondo “fotografandolo”. Si innesca infatti un particolare processo di apprendimento, definito “per esposizione”, attraverso il quale ogni individuo acquisisce e memorizza le informazioni provenienti dall’ambiente esterno, inserendole in specifiche zone del cervello correlate al ragionamento e alla memoria. Stiamo parlando di un periodo, denominato “sensibile”, in cui le esperienze vissute si stabilizzano in ciascun cane in maniera indelebile. Di conseguenza, più frequenti e positivi saranno gli incontri con gli esseri umani, di ogni genere, e minore sarà la probabilità che il cani consideri la nostra specie come qualcosa di “minaccioso”.

In gergo tecnico, ha inizio il “modello delle rappresentazioni”, per effetto del quale il nostro amico incomincia a suddividere il mondo per “categorie”. Tra queste vi sarà certamente l’uomo, come specie socializzata e, di conseguenza, amica.

Nove settimane cruciali per il cane.

Il breve periodo di tempo che va dalle 3 alle 12 settimane circa dalla nascita è il più importante dell’intera esistenza del cane e viene definito, non a caso, “periodo sensibile”. L’ampiezza della capacità di rapportarsi e interagire in modo equilibrato con individui della stessa specie e con altri esseri viventi, uomo in primis, dipende da questa fase. Anche il grado di “apertura mentale” verso tutto ciò che il cane potrà incontrare nel corso della sua vita, oggetti, rumori, situazioni (“abituazione”), viene fissato in modo pressoché definitivo durante questo breve lasso di tempo. Ecco perché è tanto importante che in questa breve fase della sua vita il piccolo venga socializzato verso gli esseri umani, di ogni genere ed età, verso altri cani e verso qualsiasi specie con cui potrà avere a che fare nella sua vita, per esempio gatti oppure pecore, bovini e altri animali, se verrà destinato a una vita in ambiente rurale. Carenze in tal senso saranno sicura fonte di problemi e vanno assolutamente evitate. Gli allevatori seri lo sanno e operano di conseguenza ma chi prende il cucciolo dovrà obbligatoriamente portare avanti la socializzazione e l’abituazione, sviluppandole ai massimi livelli.

La “categoria esseri umani” sarà, a propria volta, composta da una serie di “caselle”, che chiameremo “concetti”, ognuna delle quali consiste in una certa sotto categoria della specie in esame. In tal modo, per il nostro cucciolo, uomo vorrà dire entrambi i sessi e, per ognuno dei sessi, vi saranno soggetti infanti, giovani, adulti e anziani, con corporatura, peso, altezza, colore della pelle e odori differenti. All’interno del “modello di rappresentazione” vi sarà poi un ulteriore livello di comparazione tra tutte le “caselle” riguardanti la specie umana, perché il cane, come noi, si avvale di “operatori logici” che gli consentono di discriminare tra un essere umano e un altro. Le capacità di costituire le categorie e i concetti, pur estendendosi per tutta la vita, hanno un picco di efficacia proprio nel “periodo sensibile”, con una conclusione che si colloca, in media, attorno alla dodicesima settimana di vita del cucciolo.

In questo breve contesto temporale, infatti, l’attività cerebrale del piccolo è estremamente intensa e dà luogo a vere e proprie “mappe neuronali” composte da un numero elevato di neuroni e di sinapsi, quei sottili filamenti che consentono il collegamento tra una cellula cerebrale e l’altra. Le fonti del pensiero.

Una causa frequente, gli estranei invadenti. Come gestirli.

Oltre alle carenze di esperienza del cucciolo, la paura dell’uomo può anche essere acquisita a causa di incontri sgradevoli. Tale condizione è assai frequente nel corso delle interazioni tra cuccioli o cuccioloni e persone sconosciute. Non è raro assistere, per strada, a estranei che alla vista di un “batuffolo di pelo” si lasciano andare a ripetuti complimenti, con avvicinamenti repentini, vocalizzi acuti e manipolazioni profonde: per alcuni cani, si tratta di una vera e propria “invadenza”, perché la loro distanza “intima”, quella del contatto, viene violata senza alcuna avvisaglia.

Per età e parziale insicurezza, il cane molto giovane tende a accondiscendere rimanendo immobile, talvolta saltando addosso come se facesse le feste (in realtà, sta cercando di respingere l’assalto…)
In alcuni casi cercherà di allontanarsi ma, trovandosi al guinzaglio, non potrà farlo. E spesso il proprietario non è in grado di cogliere la delicatezza della situazione, quindi consente all’estraneo di proseguire con la sua invadenza.

Il nostro giovane amico, a disagio, inizierà ad associare gli sconosciuti con qualcosa di “spiacevole” e questo rischia di consolidarsi a seguito di ripetute esperienze vissute nel tempo. Divenuto più adulto, e di conseguenza più sicuro di sé, quello stesso cane potrà proporre, alla vista di un estraneo, strategie alternative, come l’abbaio di minaccia, funzionale a ottenere un allontanamento dell’importuno. Poiché il sistema funziona e gli estranei tendono a fermarsi e a non avvicinarsi oltre, il cane adotterà questa tecnica di allontanamento, generalizzando la risposta di abbaio verso tutti gli sconosciuti nelle sue vicinanze per effetto della “anticipazione emozionale”, esibendola sempre a maggiori distanze.

Per evitare che si instauri questo meccanismo il proprietario, davanti a passanti inevitabilmente attratti dal cucciolo, deve richiedere a questi ultimi di abbassarsi sulle ginocchia quando si trovano a circa un metro dal cane, attendendo che sia quest’ultimo, se vuole, a decidere di attivare la conoscenza. A quel punto, mostrando il palmo della mano, gli estranei si faranno annusare in totale silenzio e, solo dopo, saranno consentite leggere carezze nelle zone del petto e del dorso. Difficile? Forse, ma di certo molto utile.

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